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Privacy curriculum

Curriculum e privacy dei dati personali

Privacy curriculum: da un po’ di tempo è prassi inserire nel curriculum l’autorizzazione al trattamento dei dati in relazione alla legge sulla privacy. Ma è un obbligo oppure no? E perché va inserita? Cerchiamo di capire quando e perché è necessario inserire questa autorizzazione nel proprio cv.

Curriculum e privacy dei dati personali
Molti datori di lavoro e selezionatori di personale richiedono che alla fine del curriculum vitae ci sia la nota sulla privacy, ovvero l’autorizzazione al trattamento dei dati. Ma di che cosa si tratta veramente? In cosa consiste il trattamento dei dati e perché bisogna autorizzarlo? Ecco qualche consiglio in materia di privacy del curriculum.
Vediamo intanto qual è la legge che regola questa materia. La legge che ci interessa quando si parla di privacy e curriculum è il Decreto Legislativo 196/2003, ovvero il “Codice in materia di protezione dei dati personali”. Se vi interessa il testo integrale del decreto, lo potete trovare nel sito della Camera, cercando nel motore di ricerca interno “Codice protezione dati personali”
Nel curriculum, infatti, si è soliti inserire la dicitura “Autorizzo il trattamento dei dati personali in base all’articolo 13 del D.Lgs. 196/2003”. Ma che cosa si intende per “trattamento di dati personali”? Secondo la legge sarebbe “qualunque operazione o complesso di operazioni, effettuati anche senza l'ausilio di strumenti elettronici, concernenti la raccolta, la registrazione, l'organizzazione, la conservazione, la consultazione, l'elaborazione, la modificazione, la selezione, l'estrazione, il raffronto, l'utilizzo, l'interconnessione, il blocco, la comunicazione, la diffusione, la cancellazione e la distruzione di dati, anche se non registrati in una banca di dati.” La frase che viene quindi posta nel curriculum, avrebbe quindi la funzione di autorizzare il destinatario del nostro curriculum vitae a “trattare” i dati in esso contenuti, nel rispetto di questa legge. Ma che cosa significa poi in concreto questo trattamento? A che scopi e in che modi le società a cui inviamo il curriculum utilizzano i nostri dati? Questo è il problema, perché queste società (spesso le agenzie di lavoro o le società di recruiting) non ci spiegano a che fini utilizzeranno i nostri dati né se effettivamente li utilizzeranno. L’autorizzazione al trattamento dei dati inserita nel proprio curriculum diventa quindi una formula priva di contenuto.
Bisogna fare inoltre una distinzione: ci sono dati comuni e dati sensibili. Per il trattamento dei dati comuni (informazioni anagrafiche, dati sulla propria formazione e esperienza lavorativa) non è obbligatorio esprimere il proprio consenso, mentre per il trattamento dei dati sensibili sì. I dati sensibili sono, ad esempio, appartenenza a categorie protette, fedi religiose, partiti politici, informazioni mediche. Oltretutto, sempre di più si pone il problema di quanto inserire dati di tipo “sensibile” in un curriculum vitae sia inopportuno e possa generare problemi di discriminazione: negli Stati Uniti, addirittura, è diventata una prassi non indicare nel curriculum il sesso del candidato, onde evitare discriminazioni di questo tipo.
Per altre informazioni utili riguardo alla privacy del curriculum, potete consultare il sito Il Curriculum.net oppure il sito Consulenti Privacy.
Inserire il consenso al trattamento dei dati è quindi una cosa sostanzialmente superflua, ma richiesta da molte società: più che un modo di proteggere la privacy del proprio curriculum, è diventata una consuetudine di cui pochi conoscono il significato. Se comunque inserite il consenso nel vostro curriculum (dato che la maggiorparte delle aziende lo esige), tenete presente che il candidato ha il diritto di sapere che fine fanno i propri dati e in che modo vengono utilizzati.

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