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Riforma Pensioni Fornero

Cosa è cambiato con la riforma delle pensioni del Ministro Fornero

Articolo aggiornato il 21-12-2011

La riforma della previdenza oltre ad essere una delle principali voci della manovra finanziaria del governo Monti è sicuramente al centro delle preoccupazioni di milioni di italiani. Sull’argomento c’è ancora molta confusione, proviamo a fare un po’ di chiarezza passando in rassegna i principali cambiamenti introdotti dalla nuova riforma delle pensioni.

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Cosa è cambiato con la riforma delle pensioni del Ministro Fornero
Le misure contenute nella riforma delle pensioni del ministro Fornero, sono state definite con l’obbiettivo di raggiungere una serie di traguardi: semplificare e rendere più trasparente ed economico il sistema previdenziale italiano, fare progressi verso la riduzione delle differenze tra il regime pensionistico degli uomini e delle donne, eliminare una serie di privilegi legati al vecchio sistema.
Obiettivi perseguiti attraverso una serie di misure che hanno suscitato e continueranno probabilmente a suscitare non poche polemiche. Tra i punti più controversi della riforma possiamo sicuramente citare l’eliminazione delle pensioni di anzianità e la misura transitoria che prevede il blocco delle rivalutazioni rispetto al valore dell’inflazione nel biennio 2012-2013,  ( il provvedimento inciderà nel corso del 2012 su tutte le pensioni di importo superiore ai 1400 euro mentre nel 2013 sarà esteso alle pensioni fino a 936 mensili).
Ma procediamo per gradi e vediamo punto per punto quali sono le principali novità

Sistema contributivo per tutti - A partire dal 1 gennaio 2012 il sistema contributivo per il calcolo della pensione viene esteso a tutti i contribuenti.

Età pensionabile - Scompare la pensione di anzianità, mentre viene rivalutata, in base alle nuove stime relative all’aspettativa di vita, l’età per il conseguimento della pensione di vecchiaia per le contribuenti. A partire dal 1 gennaio 2012  viene innalzata a 62 anni per le lavoratrici dipendenti impiegate nel settore privato e a 63 anni e sei mesi per le lavoratrici autonome, misura provvisoria adottata in vista della progressiva equiparazione dell’età pensionabile per uomini e donne fissata a 66 anni. Durante tale periodo di transizione sarà in vigore la regola del pensionamento flessibile, dall’età di 62 anni ai 70 anni. La fascia di flessibilità vige anche nel settore del pubblico impiego, sia per gli uomini che per le donne ed è compresa tra la soglia dei 66 anni e quella dei 70.

-  Resta invariata la soglia del requisito contributivo minimo per la pensione fissato a 20 anni.

Pensionamento anticipato – l’accesso anticipato alla pensione è comunque consentito ai lavoratori che hanno raggiunto un’anzianità contributiva di 42 anni e un mese per gli uomini e di 41 anni e un mese per le donne. Sono tuttavia previste delle percentuali di penalizzazione pari al 2% per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia dei 62 anni.

Revisione delle aliquote contributive – è prevista una serie di aumenti delle aliquote contributive relative alle categorie dei lavoratori autonomi e degli artigiani fino a raggiungere la soglia del 22% entro il 2018 (l’aliquota verrà rivalutata anche per i lavoratori residenti in zone “disagiate” fino al 20%).

-    Abolizione dei privilegi ed introduzione di un contributo di solidarietà sulle somme percepite dai  “pensionati privilegiati”

-    Viene favorita la totalizzazione dei contributi versati ( la possibilità di “cumulare” i contributi versati in diverse casse, gestioni o fondi previdenziali) e rimosso l’ostacolo del mancato riconoscimento degli ultimi tre anni.

-    Soppressione di Inpdap ed Enpals, le loro funzioni vengono rimesse all’Inps.
I cambiamenti verranno introdotti gradualmente e come abbiamo visto sono stati previsti veri e propri periodi di transizione, affinché la riforma entri pienamente a regime saranno necessari diversi anni.
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