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Corsi di teatro per disabili..perché l'arte è un diritto di tutti

Articolo aggiornato il 05-11-2013

 Il teatro è un sogno di molti, e una delle più belle modalità di espressione dell’uomo. Il diritto di sognare e quello di esprimersi non si possono negare a nessuno, e andrebbero garantiti soprattutto a chi ha un blocco fisico, mentale o psichico. Da questo principio fondametale nasce il connubio teatro/ disabilità, un’esperienza portata avanti con coraggio e risultati sorprendenti da tante scuole e associazioni. Qui ve ne presentiamo alcune…

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Corsi di teatro per disabili..perché l'arte è un diritto di tutti
Non si può non citare l’ormai famoso Teatro Patologico di Roma, creato e portato avanti dal 1992 dal fondatore e ideatore Dario D’Ambrosi, uomo così interessato allo studio delle malattie mentali da arrivare a farsi rinchiudere per tre mesi all’ospedale psichiatrico Paolo Pini di Milano.
Da questa esperienza D’Ambrosi capì che “non ci sarà mai nessuna scienza che potrà stabilire fino a che punto il tuo cervello reggerà”, e decise di mettere alla prova e indagare la “follia” dei disabili mentali attraverso l’arte e la fantasia; al fine di ridare, come sostiene lui stesso, “dignità al matto”. 
Dalla sua fondazione ad oggi l’Associazione del Teatro Patologico ha messo in atto vari laboratori di sperimentazione teatrale con ragazzi diversamente abili, con l’intento di stimolare la libertà creativa dei ragazzi fornendo loro i mezzi teorici e pratici per esprimersi attraverso il teatro, ovviamente  affiancati da operatori e professionisti del settore. 
I risultati sono dimostrati e confermati dal fatto che il Teatro Patologico ha presentato il suo lavoro in tutto il mondo, e  soprattutto negli Stati Uniti, dove molti studenti di teatro studiano il Teatro Patologico.
 
Anche l’associazione Autobahn teatro, di Arezzo , si occupa da molti anni di laboratori teatrali dedicati a persone diversamente abili. Autobahn è il titolo di un racconto di Pier Vittorio Tondelli, e ha il significato di libertà, evasione, iniziativa e rinascita.
L’obiettivo dei laboratori è infatti proprio quello di ricercare e sperimentare la teatralità innata e le potenzialità creative di ognuno, per tentare di eliminare stereotipi e pregiudizi sulla disabilità provenienti dal mondo esterno. Tutto questo tramite lo studio degli elementi di base di animazione teatrale e di drammatizzazione,  e seguendo le tecniche del metodo Stanislavskij e quelle del teatro dell’Oppresso di Augusto Boal ( metodo teatrale elaborato negli anni 60 in Brasile che consiste essenzialmente nell’uso del linguaggio teatrale diffuso per avviare processi di cambiamento personale e sociale) . 
 
Promuovere la partecipazione attiva e il protagonismo delle persone è l’intento principale di tutte le associazioni che si occupano di teatro e di disabilità. Un esempio è la cooperativa  Stranaidea di Torino, che lavora con anni con i disabili per realizzare progetti ed elaborati che rappresentino e valorizzino socialmente le loro capacità espressive, relazionali ed artistiche. Stranaidea opera sia a livello locale che internazionale, sviluppando progetti diversi a seconda a seconda dei target e degli obiettivi prefissati. Molto interessante è il suo laboratorio di intergazione scolastica “ E se Cenerentola arrivasse in carrozzina”, condotto da un’equipe integrata con il sostegno della fordazione per l’arte moderna e contemporanea CRT.
Prendendo in prestito le parole del fondatore del Teatro Patologico, una cosa da ricordare è che il teatro per i disabili “non è una terapia, ma un luogo dove divertirsi. ed esprimersi liberamente”. Un modo per far sentire la propria voce e sfondare quel muro che , purtroppo, ancora oggi spesso divide i disabili e i cosiddetti “normali”. 
 
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